Santa Maria della Vita

Santa Maria della Vita

La Via Crucis ritrovata

Quattordici preziosi Quadretti della Via Crucis dei quali si erano perse le tracce dal 1792, quando furono registrati per l'ultima volta al terzo altare dalla chiesa dell'Ospedale di San Biagio a Bologna, al 1933, anno in cui sono ricordati per la prima volta nella chiesa di Santa Maria della Vita. Oggi sono restituiti al loro antico splendore grazie al restauro condotto dal Laboratorio di Silvia Baroni.
Primo allievo di Vittorio Maria Bigari e importante interprete della stagione del rococò bolognese, Nicola Tommaso Bertuzzi, nato ad Ancona, frequenta l'Accademia Clementina come studente tra il 1732 ed il 1735. Viene nominato Accademico nel 1751. Bertuzzi costruisce la sua carriera all'interno dell'Istituzione bolognese, alle cui vicende partecipa costantemente sino alla morte, il 2 gennaio 1777. Negli anni della sua fiorente attività Bertuzzi realizza molte opere destinate alle chiese e ai palazzi di Bologna e provincia (Imola, Crevalcore, Medicina, Bagnarola), pur mantenendo vivi i rapporti con le Marche e Ancona, dove conserva parenti e diversi committenti e dove fa recapitare importanti dipinti. Bertuzzi è autore di decorazioni murali, pale d'altare, quadri da stanza di soggetto biblico, storico e letterario, composizioni autonome di piccolo formato, tra i quali dipinti di battaglie e innumerevoli bozzetti. Rimarchevole, inoltre, la sua attività di figurista accanto ai maggiori pittori di paesaggio e prospettive del tempo, come Vincenzo Martinelli, Prospero Pesci, Carlo Lodi.
In questa prima retrospettiva sul pittore anconetano viene rappresentata la sua poliedrica attività affiancando all'inedita Via Crucis ritrovata una serie di opere rappresentative del suo percorso artistico, come quadri da stanza, opere sacre, bozzetti e dipinti.
Alla mostra si accompagna il volume Nicola Bertuzzi e la Via Crucis ritrovata, curato da Pietro Di Natale, edito da Bononia University Press. L'opera propone la ricostruzione della vita dell'autore, sino ad oggi sconosciuta, e l'esame critico dell'ampio catalogo.

Le opere di Nicola Tommaso Bertuzzi in mostra

Via Crucis
14 stazioni di cm 45 x 30
Olio su tela Bologna, chiesa di Santa Maria della Vita

Madonna col Bambino e allegoria della prosperità di Bologna(1776)
Tempera e olio su carta incollata su tavola, cm 45,4 x 33
Bologna, Fondazione Carisbo

Nascita della Vergine(1764)
Olio su tela, cm 84,5 x 140
Bologna, Fondazione Carisbo

San Serafino da Montegranaro e il Beato Bernardo da Corleone
Olio su carta applicata su tela, cm 57 x 41
Bologna, Collezione privata

La Sacra Famiglia in gloria
Olio su carta applicata su tavola, cm 57 x 33
Bologna, Fondantico

Adorazione dei pastori
Resurrezione di Lazzaro
Olio su tela, ognuno cm 49 x 63
San Giovanni in Persiceto, Bologna, Museo d'arte sacra

Rinaldo e Armida
Erminia e il pastore
gouache su carta, cm 50,3 x 37
Bologna, Fondantico

Labano cerca gli idoli
Olio su tela, cm 130 x 90
Bologna, Fondantico

Il Convitto di Baldassarre
Olio su tela, cm 44 x 57
Bologna, Ritiro di san Pellegrino

San Paolo
Olio su carta applicata su tavola, cm 23 x 12
Bologna, Ritiro di san Pellegrino

San Carlo Borromeo in preghiera
Olio su carta applicata su tela, 57 x 38,5
Bologna, collezione Eugenio Busmanti

Levitazione di San Giuseppe da Copertino
Olio su carta applicata su tavola, cm 53,3 x 36
Bologna, collezione Eugenio Busmanti

Ritrovamento di Mosè
Olio su tela, cm 81,5 x 108
Bologna, collezione privata

Lite tra Alessandro e Filippo
Olio su tela, cm 175 x 131
Bologna, collezione privata

Paesaggio con figure, con Carlo Lodi
Tempera su tela, cm 64 x 82
Bologna, Fondantico

Le delizie della Villeggiatura, con Vincenzo Martinelli
Tempera su tela, cm 142 x 260
Bologna, Fondazione Carisbo


Il restauro della Via Crucis ritrovata

I 14 dipinti si presentavano in condizioni mediocri, così come le cornici. Vernici ossidate, polvere, fumi, piccole fenditure passanti, alcuni ritocchi e stucchi debordanti sull'originale, ne compromettevano una corretta lettura. Si notava uno spanciamento dal supporto, con evidente segno della battuta del telaio sulla pellicola pittorica. Altrettanto degrado si poteva riscontrare sulle cornici. In alcune di esse la cimasa risultava staccata dall'intero, così come buona parte dei riccioli e diversi sollevamenti, sia del gesso di preparazione che dell'oro, ne compromettevano la solidità.
I dipinti sono stati puliti da vecchie vernici colorate e opacizzate, da ritocchi, da fumi. Nelle fenditure passanti, si è provveduto all'applicazione sul retro di piccoli quadrati di mussola sfilata, per ridare solidità alla struttura originale del suo supporto in tela. Sono stati eseguiti i fissaggi delle scaglie di colore pericolante. Si è provveduto a stuccare le rare lacune, ponendo attenzione alla scabrosità eventuale della zona originale circostante. È stato eseguito un restauro pittorico a tocchi di tempera, velature a vernice ed acquerello e poi una verniciatura a mastice per protezione finale.Le cornici sono state pulite da fumi, polvere, smog e fissate nelle parti pericolanti. Disinfestate da insetti silofagi, sono state riassemblate quando necessario e rinforzate. Sono state ridorate con oro zecchino in foglia o conchiglia nelle mancanze e nelle nuove stuccature, armonizzate nel fondo delle scritte e, infine, verniciate a protezione.

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