Opere - I compianti

I Compianti

 

Il Compianto sul Cristo morto di Niccolò dell’Arca, conservato a Santa Maria della Vita, è opera stupefacente per realismo e drammaticità.

Il complesso di statue in terracotta a grandezza naturale è una delle più importanti e famose opere di Bologna e di tutto il Quattrocento italiano.


Altri  compianti, meno conosciuti ma non per questo meno meritevoli di attenzione, sono quello di Vincenzo Onofri nella basilica di San  Petronio e quello di Alfonso Lombardi nella cattedrale di San Pietro.

Un breve percorso per scoprire i luoghi di culto più importanti della città e una forma d’arte devozionale tipicamente emiliana.

 

Basilica di San Petronio

Piazza Maggiore

Nella grande Basilica di San Petronio, Vincenzo Onofri, uno dei plasticatori che in Emilia portò ai massimi livelli la scultura di terracotta, realizzò il Compianto verso la fine degli anni Novanta del Quattrocento.

L'opera è policroma, quasi lucente nei suoi colori così vivi. Se oggi, a fianco dell'altare maggiore, la vediamo così lucente come era nel XVI secolo è perché i restauratori nei primi anni Novanta del secolo scorso hanno ritrovato i materiali e colori originari sotto vari strati di ridipinture.

Sicuramente l'autore ben conosceva l'esperienza di Niccolò dell'Arca, ma gli erano noti anche gli affreschi di Ercole de' Roberti e soprattutto di Lorenzo Costa, che in quegli anni lavorava proprio in San Petronio.  

 

Cattedrale di San Pietro

Via Indipendenza 7

Questo luogo è ricco di opere d'arte, dalla facciata al vastissimo e luminoso interno, finanche alla cripta e al piccolo Museo del Tesoro della Cattedrale che rifulge di ori, argenti e pietre preziose.

Entrando nella Cattedrale di San Pietro, nella prima cappella a destra, si trova il Compianto su Cristo Morto di Alfonso Lombardi (1487-1536).
Dal Medioevo al tardo Seicento questo tipo di opera è stata realizzata numerose volte dai più grandi maestri plasticatori in tutta Europa, sulle strade frequentate dai pellegrini verso Santiago e Canterbury o verso Roma e Gerusalemme.

Per il pellegrino che si recava in Terra Santa, il "Compianto" era una promessa di ciò che avrebbe visto e, al ritorno, un memento del vero Santo Sepolcro raggiunto a Gerusalemme.

 

Santa Maria della Vita

Via Clavature 10

All'interno del Santuario di Santa Maria della Vita, a fianco alla cappella maggiore, si trova un'opera d'arte eccezionale, la più significativa e conosciuta dell'intero complesso monumentale, da molti studiosi considerata la più importante "terracotta" di tutto il Rinascimento italiano.

Si tratta del "Compianto sul Cristo Morto" di Niccolò d'Apulia, detto "dell'Arca" (m. 1494), gruppo scultoreo composto da sette figure in terracotta a grandezza naturale che rappresenta con drammatico realismo il dolore e lo struggimento della Vergine, delle tre Marie, di San Giovanni Apostolo e di Giuseppe d'Arimatea sul corpo del Cristo morto.

Il gruppo, originariamente policromo, di cui restano qua e là vaghe tracce, fu commissionato dalla confraternita dei Battuti di Santa Maria della Vita a Niccolò verso il 1463. L'artista, noto come "Niccolò dell'Arca" perché autore dell'arca sepolcrale di San Domenico nell'omonima chiesa bolognese, plasmò le figure infondendo alla terracotta, materiale solitamente considerato "povero", un'inedita e tuttora impressionante potenza espressiva.

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