I Carracci
Ludovico (1555-1619), Annibale (1560-1609) e Agostino (1557-1602) Carracci, due fratelli e un cugino, fondarono negli anni ‘80 del Cinquecento l’Accademia degli Incamminati dove insegnarono a schiere di allievi come riformare l’arte manierista attraverso un ritorno della pittura al “naturale”.
La scuola fu il luogo in cui le nuove idee artistiche dei tre cugini, maturate unendo all'esercizio dal vero lo studio dei maestri del Cinquecento (Correggio, Tiziano, Veronese, Barocci), venivano insegnate ai giovani allievi allo scopo di riformare la pittura manierista.
Molto diversi tra loro, i tre artisti, dopo un primo periodo di comune attività in cui realizzarono le grandi imprese decorative di Palazzo Fava e Palazzo Magnani, si separarono. Annibale dal 1595 andò a Roma chiamatovi da Odoardo Farnese. Nel 1597 lo raggiunse il fratello Agostino, che vi restò fino al 1599. Ludovico rimase invece a Bologna dove continuò a guidare l’Accademia formando i più grandi artisti della generazione successiva tra cui Reni, Albani, Domenichino, Cavedoni e molti altri.
Chiesa di San Gregorio e Siro
Nella quarta cappella a sinistra vi è una delle più belle opere giovanili di Annibale Carracci: il "Battesimo di Cristo", realizzata nel 1585: evidente è l’influenza esercitata dalla pittura di Correggio con la sua luce calda e avvolgente.
Per la stessa chiesa Ludovico dipinse la tela con "San Giorgio che libera la principessa dal drago" nella cui cimasa è il "Padre Eterno cinto da angeli" e "L'Angelo Michele che scaccia i demoni".
Chiesa di Santa Cristina
Sull'altare della chiesa di Santa Cristina si trova la grande tela de "L'Ascensione". La pala realizzata da Ludovico Carracci su commissione di Taddea Brottrigari nel 1597, era originariamente collocata in alto lungo la navata, come dimostrano la visione fortemente scorciata e l'accentuato gigantismo delle figure che andavano viste da una maggiore distanza.
Per descrivere l'evento miracoloso cui gli apostoli assistono, Ludovico creò un forte dinamismo nella zona inferiore, isolando il Cristo contro un fondo giallo innaturale che ne amplifica l'effetto.
Chiesa di Santa Maria della Carità
La prima pala d'altare commissionata ad Annibale fu la "Crocifissione" realizzata nel 1583 dal giovane ventitreenne ancora sconosciuto in città. La pala, con San Francesco in ginocchio e il San Petronio che gli addita la città di Bologna, era in origine nella chiesa di San Nicolò in via San Felice.
I principali modelli di riferimento del giovane Annibale sono ancora i maestri bolognesi della Maniera, anche se nella pennellata impastata e nelle lunghe strisciate di colore si sente già l'eco della pittura lagunare.
Chiesa di Santa Maria della Pioggia
Agostino Carracci è il meno noto dei tre come pittore, essendo soprattutto incisore, letterato, intellettuale e persino musicista. Ma i pochi dipinti rimastici ci dimostrano la sua grande abilità. Uno in particolare, poco noto, si trova nella Chiesa di Santa Maria della Pioggia. Danneggiata dalla guerra, la tela del "Presepe" fu eseguita da Agostino nel 1587. L'artista, appena tornato da Venezia, conserva il ricordo della pittura di Tintoretto e Veronese.
Complesso di San Michele in Bosco
Piazzale di San Michele in Bosco
Il ciclo affrescato da Ludovico Carracci e dai suoi allievi nel chiostro ottagonale di San Michele in Bosco fu eseguito negli anni 1604-1605.
Esso venne suddiviso in due: gli spazi maggiori di ogni campata furono riservati a ventuno episodi della vita di San Benedetto, mentre negli angoli dell'ottagono, vennero dipinti 16 episodi della vita di Santa Cecilia.
Le pitture avevano il compito di sostituirsi illusionisticamente alla superficie muraria spalancando virtualmente le arcate del chiostro con esiti di grande intensità scenografica. Purtroppo l'umidità cominciò presto a infiltrarsi nelle pitture murali e, appena venticinque anni dopo la sua ultimazione, i frati commissionarono al Reni un restauro dell’opera.
Ma nel 1690 gli affreschi erano nuovamente in pessime condizioni, come attesta il Malvasia che, temendo il peggio, incaricò il pittore Giacomo Giovannini di eseguire una serie di copie incisorie, mentre egli ne avrebbe steso un commento. Il volume "Il Claustro di San Michele in Bosco di Bologna descritto dal Sig.co Carlo Cesare Malvasia e ravvivato all'Originale con l'esatto Disegno ed Intaglio del Sig. Giacopo Giovannini Pittore Bolognese", edito nel 1694 dalla stamperia eredi di Antonio Pisarri, fu un iniziativa provvidenziale e resta fondamentale per lo studio degli affreschi oggi ridotti a illeggibili frammenti.
Oratorio di San Colombano
Nell'Oratorio posto al primo piano di San Colombano va in scena non tanto l'arte dei tre Carracci ma i migliori frutti della loro scuola.
Il ciclo di affreschi è quello che Carlo Cesare Malvasia, nella sua "Felsina Pittrice", definì con celebre espressione una "gloriosa gara" tra i loro allievi più dotati.
Oltre a Ludovico Carracci che sovraintese all'operazione, lavorarono alle decorazioni dell'Oratorio Albani, Domenichino, Massari, Garbieri, Cavedoni, Brizio e, forse, Reni.
Palazzo Fava
A Palazzo Fava è conservato il primo ciclo di affreschi che i giovani Carracci realizzano a sei mani. E' il 1584 quando il conte Filippo Fava li incarica di affrescare le sale del piano nobile del suo nuovo palazzo. Nel salone d'onore i Carracci eseguono il loro capolavoro: diciotto riquadri inframmezzati da telamoni monocromi per illustrare la vicenda di Giasone e Medea che ha rivoluzionato la tradizionale concezione di ciclo pittorico. Spicca la scena che rappresenta gli "Incanti notturni di Medea", definita da Andrea Emiliani "il primo nudo moderno della storia dell'arte".
Successivamente, nel 1587-88, i Carracci dipinsero anche una delle quattro sale dell'Eneide. Le restanti furono decorate da alcuni allievi, in particolare da Francesco Albani e Bartolomeo Cesi.
Se l'Eneide era tema privilegiato nelle decorazioni dei palazzi non si può dire lo stesso per il ciclo di Giasone. Sembra che la storia degli Argonauti volesse alludere alle virtù eroiche di alcuni membri di casa Fava, primo fra tutti Alessandro, caduto nella grandiosa battaglia di Lepanto. In questo senso Giasone simboleggia colui che con razionalità e sforzo riesce a perseguire il suo obiettivo contro la lussuria (i tori), l'orgoglio (il drago) e il vizio (dente del drago). Un'altra ipotesi è da ricercarsi nella massiccia presenza all'interno del racconto dell'elemento magico e dell'inganno personificato da Medea, che richiamano il rapporto tra scienza medica e arti magiche, discipline cui erano dediti alcuni componenti della famiglia Fava.
Palazzo Magnani
L'edificazione del Palazzo di Via Zamboni, attuale sede dell'Unicredit, si deve a Lorenzo Magnani. Nel 1590, per celebrare degnamente il riconquistato rango senatorio, questi commissionò ai Carracci, il ciclo di affreschi con le "Storie di Romolo e Remo". Il ciclo mirava a celebrare le alterne fortune e gli eventi salienti della storia della famiglia Magnani. Lungo venticinque metri, si compone di quattordici riquadri inseriti, come fossero finte tele, in una ricca cornice e divisi da dodici gruppi di termini monocromi in finto marmo. Sul camino è affrescata la scena con "Ludi Lupercali".
E' assai probabile, che la nota frase dei tre cugini tramandataci da Malvasia: "ella è de' Carracci, l'abbiam fatta tutti noi" sia esatta e che i tre si scambiassero le invenzioni e attingessero ad un comune repertorio di elaborazioni grafiche. Col fregio di palazzo Magnani si chiude definitivamente la stagione cinquecentesca con la decisiva affermazione di un linguaggio innovativo basato sull'osservazione del reale e della natura, in cui la narrazione e la rievocazione dell'antico superano gli intellettualismi della maniera per coinvolgere direttamente i sensi dell'osservatore.
Pinacoteca Nazionale
Una visita alla Pinacoteca Nazionale di Bologna permetterà di ammirare riunite in un'unica sala (sala 23) le principali e più note pale d'altare dei Carracci, qui confluite in seguito alle soppressioni napoleoniche e le successive devoluzioni. Di Ludovico si possono ammirare alcune delle opere più significative della sua carriera come e la "Predica del Battista" e "l'Annunciazione", proveniente dalla chiesa di San Giorgio in Poggiale, dalla quale fu tratta in salva durante i bombardamenti, che nella sua semplicità compositiva rappresenta meglio di ogni altra gli assunti della "riforma" promossa dai Carracci.
Di Annibale sono la pala con "L'Assunzione della Vergine" proveniente dalla Chiesa di San Francesco, caratterizzata da una pennellata di derivazione tintorettesca, e "La Madonna col Bambino in gloria e i Santi" realizzata fra il 1587 e il 1588 in cui è evidente un intenso correggismo. Concludono il percorso le uniche due opere presenti di Agostino, "L'Assunzione della Vergine" e "La Comunione di San Girolamo".





