Protagonisti - Guido Reni

Guido Reni

 

Geniale allievo dei Carracci, da subito mostra di condividere solo in parte gli insegnamenti dei maestri, meno intriso di naturalismo classicheggiante e più pervaso da un’aspirazione alla beltà ideale.

Nasce a Bologna nel 1575. Entra dapprima nella bottega del pittore fiammingo Denijs Calvaert poi all'Accademia degli Incamminati, fondata dai tre Carracci. Da subito mostra di condividere solo in parte gli insegnamenti dei maestri e di inseguire strade difformi rispetto agli insegnamenti di Ludovico, l'unico a rimanere in città quando Annibale ed Agostino se ne vanno alla volta di Roma. La sua poetica apparirà meno intrisa di naturalismo classicheggiante e più pervasa da un'aspirazione tendente alla beltà ideale. Punto di partenza è sempre il vero che però il Reni corregge da ogni eccesso e volgarità. Al 1598 risale la sua prima opera condotta autonomamente: l' Incoronazione della Vergine per la chiesa di San Bernardo, oggi nella Pinacoteca Nazionale di Bologna. Tra il 1600 e il 1601 è anch'egli a Roma dove lascerà alcune tra le opere più significative di tutto il Seicento: su tutti l'affresco dell'Aurora in palazzo Rospigliosi Pallavicini per il cardinale Scipione Borghese.

Nel 1614 torna a Bologna e stabilisce il suo studio al primo piano del portico dei Banchi. E' il periodo dei grandi capolavori, quando la sua fama lo porta a ricevere commissioni dalle più prestigiose corti d'Europa. Lavora a Mantova, a Napoli, a Fano, torna più volte a Roma, spedisce quadri a Londra,  in Francia, in Polonia. Dopo la peste del 1630, il Senato bolognese gli commissiona la pala della Madonna col Bambino e santi, in cui il Reni mostra di avviarsi verso quella che la critica ha definito come la sua "ultima maniera", quando la sua ricerca per afferrare la bellezza dell'anima approda ad immagini che ci restituiscono corpi senza peso dove la bellezza è quella di platonica memoria, pura e incorruttibile.

 

Basilica di San Domenico

Piazza San Domenico


Morto il 18 agosto 1642, Guido Reni viene sepolto nella cappella Guidotti della basilica di San Domenico, dove tuttora giace accanto ad Elisabetta Sirani, sua allieva e amica. Circa trent'anni prima, nel 1613, il Reni aveva lavorato per la stessa chiesa dipingendovi uno dei suoi capolavori, "La gloria di San Domenico", mirabilmente scorciato, nel catino absidale della cappella omonima sotto cui si trova la famosa arca marmorea contenente le spoglie del Santo fondatore dell'ordine.

 

 

Chiesa di Santa Cristina

Piazzetta Morandi 2


Non tutti sanno che all'interno della Chiesa di Santa Cristina della Fondazza sono presenti le uniche due opere scultoree rimasteci realizzate da Guido Reni. Sono due sculture in terracotta imbiancata, raffiguranti San Pietro e San Paolo. Le due sculture ben si inseriscono all'interno della tradizione tardo manierista bolognese, come si rileva osservando la postura ritmicamente cadenzata e gli energici dettagli anatomici realisticamente resi.

 

Pinacoteca Nazionale di Bologna

Via Belle Arti 56

Una visita alla sala 24 della Pinacoteca Nazionale, dedicata interamente alle opere di Guido permetterà di ammirare lo splendido Ritratto di gentildonna, ritenuta dal Malvasia la madre dell'artista, uno dei più intensi ritratti del Seicento italiano, "La strage degli innocenti", il "Sansone vittorioso", in cui Reni ha raggiunto la purezza dell'ideale classico, per arrivare alle opere tarde come "La Flagellazione di Cristo" in cui la pennellata si fa evanescente e i colori spenti.

 

Portico dei Banchi

Piazza Maggiore

Il portico dei Banchi - così chiamato per la presenza nel XV e XVI secolo dei banchi dei cambiatori - fu costruito nel 1412 ma completato nella facciata solo tra il 1565-1568 per opera di Jacopo Barozzi detto il Vignola. L'architetto realizzò un grande progetto urbanistico conferendo armonia ed unitarietà visiva alla Piazza, attraverso una sorta di quinta teatrale che occultava le antiche case medievali retrostanti. Vi ha ospitato la casa-studio di Guido Reni: su due piani con affaccio su Piazza Maggiore, divenne sede di una scuola frequentata da allievi provenienti da tutta Italia. Malvasia ne annovera più di duecento. Tra questi: Simone Cantarini, Andrea Sirani, Flaminio Torri, Giovanni Boulanger, Guido Cagnacci.

Lo stesso appartamento ospitò anni dopo un altro atelier, quello di Giuseppe Maria Mitelli, immortalato in un piccolo dipinto di proprietà della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna.

 

San Colombano

Via Parigi 5

Ad attendere al ciclo di affreschi all'interno dell'oratorio di San Colombano vennero chiamati i migliori allievi della scuola carraccesca che diedero vita a quella che il Malvasia definì una Gloriosa Gara.
Nel 1958 il critico d'arte Francesco Arcangeli condusse un approfondito studio sulle pitture dell'Oratorio, ed attribuì a Guido Reni due degli affreschi del ciclo: L'Orazione di Cristo nell'orto dei Getsemani  e L'incoronazione di spine. Successivi studi critici non sempre hanno confermato queste indicazioni.

Il ciclo, ispirato alla Passione e al Trionfo di Cristo, si estende in una successione di finte aperture, architravate da un lato e centinate dall'altro, che vanno a sostituirsi illusionisticamente alla parete muraria. Tra le aperture trovano spazio figure di profeti e, più in alto, giovani ignudi che portano nastri e festoni di frutta.

 

 

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