I fatti - Bologna e la musica

Bologna e la Musica

 

Seguite un itinerario inedito e trasversale per scoprire il rapporto privilegiato che storicamente intrattiene Bologna con le sette note, tanto da essere stata eletta dall’Unesco, prima in Italia e seconda in Europa dopo Siviglia, “Città creativa della Musica”.

La casa dove visse Rossini, il teatro di Antonio Bibiena che amava Wagner, il conservatorio intitolato a Padre Martini, il compito di un Mozart bambino, il mito delle suore musicanti (che ancora oggi rivive nelle rassegne musicali proposte a Santa Cristina), Ottorino Respighi, una sorprendente collezione di spinette antiche custodite a San Colombano, organi preziosi e antichissimi disseminati nelle chiese della città, la più longeva jazz band italiana, Francesco Guccini e una schiera di cantautori che ha fatto scuola: la musica è di casa a Bologna. Non resta che seguirne le tracce.

 

Accademia Filarmonica – Palazzo Carrati

Via Guerrazzi 13

Fondata a Bologna nel 1666 da Vincenzo Maria Carrati, l’Accademia nacque per raccogliere precedenti esperienze come l' Accademia degli Accesi o l'Accademia dei Floridi, che aveva sede in San  Michele in Bosco.
Divenuta di importanza europea nel corso del Settecento sotto la guida di Padre Giovanni Battista Martini, l'Accademia aveva il potere di autorizzare i musicisti alla professione tra i quali figura anche un Mozart appena quattordicenne. Tra i personaggi celebri ammessi all'Accademia anche il cantante Farinelli e Gioacchino Rossini. Nel 1798, sotto la Repubblica Cisalpina, tutti i beni furono confiscati e fu fondato il Liceo musicale il quale, a sua volta, venne diviso tra il Conservatorio (l'attuale Conservatorio Giovanni Battista Martini) e l'Accademia (dedicata alla valorizzazione del proprio archivio).

 

Arena del Sole

Via dell'Indipendenza 44


L'Arena del Sole, "Luogo dato agli spettacoli diurni", secondo l'iscrizione che ne sovrasta ancor oggi l'ingresso, venne costruita per iniziativa del commerciante di corame Pietro Bonini come teatro all'aperto in muratura, nell'area del convento delle monache domenicane di Santa Maria Maddalena abbandonato in seguito alla soppressione delle corporazioni religiose durante l'occupazione napoleonica di Bologna.

Inaugurata il 5 luglio 1810, l'Arena è stata teatro popolare per antonomasia, secondo l'idea giacobina che lo voleva luogo democratico di crescita culturale del popolo.
Lo spirito di teatro colto e popolare a un tempo ne ha improntato la storia e le attività, nelle sue diverse vite, per tutto l'ottocento, per la prima metà del Novecento, fino ai giorni nostri.
Dalla nascita alla fine degli anni Trenta, l'Arena del Sole fu meta ambita dalle grandi compagnie nazionali e internazionali, per poi divenire una sala cinematografica per molto tempo.

Nel 1984 il Comune di Bologna acquista l'immobile e lo sottopone a una radicale ristrutturazione. Nel 1995 l'Arena del Sole rinasce a nuova vita sotto la direzione di Nuova Scena - Teatro Stabile di Bologna e si compone di tre spazi teatrali: Sala Grande, Sala InterAction e Chiostro dell'Arena.
Dal 1995, e sino ad oggi, Nuova Scena - Teatro Stabile di Bologna ha  prodotto circa 70 allestimenti e ospitato circa 1000 spettacoli, per un totale di oltre 1 milione  500 mila spettatori.

 

Casa Rossini

Strada Maggiore 26

In Strada Maggiore 26 sorge il palazzo che Gioacchino Rossini si fece costruire nel 1824. Nato a Pesaro, si trasferì presto a Bologna dove imparò i primi rudimenti musicali, prima all'Accademia Filarmonica poi al Liceo Musicale. Si sposò due volte, nel 1922 con la cantante spagnola Isabella Colbran e nel 1846, con Olimpia Pellissier. Vi abitò per una ventina d'anni, poi si trasferì a Parigi.

Su disegno di Francesco Santini, sulla facciata si legge un distico latino che recita: "non è il padrone che deve inorgoglirsi della casa, ma la casa del padrone". Su Piazzetta San Michele un'altra iscrizione latina recita: "Accompagna i versi con le sette note musicali in mezzo ad un profumato boschetto d'alloro".

 

Chiesa di Santa Cristina

Piazzetta Morandi 2

La chiesa di S. Cristina divenne famosa nel coso del '700 per via della nascita del cosiddetto mito delle "suore musicanti". La particolare conformazione dell'interno in cui spicca la strozzatura del presbiterio a dispetto dell'armonioso equilibrio delle parti, ha trasformato l'aula di S. Cristina in un architettonico strumento musicale, dove il suono, amplificato da questa singolare cassa di risonanza, si  diffonde con stupefacente nitidezza acustica.

Poste nell'aula retrostante l'area absidale le suore cantavano protette da occhi indiscreti, e il loro canto, attraverso due grate poste sopra l'altare, si propagava nell'ambiente senza eco e senza rifrazioni. Oggi S. Cristina, rientrata all'interno del percorso museale di "Genus Bononiae", è tornata ad esprimere la sua antica vocazione in qualità di auditorium e sala concerti, sede di una scuola di musica e canto gregoriano.

 

Ex Teatro del Corso

Via Santo Stefano 33

Storico teatro oggi distrutto. Edificato nel 1805, in via S. Stefano 33, su disegno di Francesco Santini, fu inaugurato nel giugno di quell'anno, alla presenza di Napoleone. 

Il 29 gennaio del 1944 fu colpito durante un bombardamento e distrutto. Dentro si stava provando "Il barbiere di Siviglia". Fortunatamente nessuna vita andò perduta. Andò perduto, invece, un teatro glorioso, fratello per dimensioni e prestigio del Teatro Comunale.

Oltre alle numerose rappresentazioni rossiniane, il Teatro del Corso si ricorda per aver fatto da cornice alle fugaci e irriverenti chiassate futuriste organizzate da Filippo Tommaso Marinetti & Co.

 

Museo e Biblioteca Internazionale della Musica

Strada Maggiore 34

Il Civico Museo Bibliografico Musicale, nato nel 1959 per custodire le collezioni di beni musicali del Comune di Bologna, ha assunto nel 2004 la nuova denominazione di "Museo Internazionale e Biblioteca della Musica", con l'inaugurazione della sede museale nel bellissimo Palazzo Sanguinetti, in Strada Maggiore.

L'edificio è stato riaperto al pubblico dopo un lungo restauro con l'obbiettivo di ribadire la centralità della musica nella storia di Bologna, forte di una collezione tra le più preziose esistenti, quella che Padre Giovanni Battista Martini ha raccolto con lungimirante spirito illuminato. Vi si possano trovare antichi strumenti, dipinti, mezzi busti, spartiti autografi, testimonianze e cimeli di personalità di primo piano come Vivaldi, Gluck, Mozart, Burney, Farinelli, Rossini, Respighi.

 

Bologna e la musica: San Colombano Collezione Tagliavini

Via Parigi 5

Clavicordi, arpicordi, organi, clavicembali, spinette, idiofoni, cordofoni, flagioletti e ocarine. Si va dal XVI al XIX secolo. La collezione di strumenti antichi del Maestro Luigi Ferdinando Tagliavini, noto professore, organista e musicologo bolognese, è collezione unica per pregio, rarità, bellezza e numero di pezzi, raccolti e inseguiti nell'arco di una vita.

Il primo pezzo acquisito, non per brama collezionistica ma per l'effettiva necessità di un suono ben preciso, introvabile in qualsiasi cembalo moderno, risale al 1969. Una spinetta cinquecentesca rintracciata proprio a Bologna. Alla quale seguì il grande cembalo a tre registri costruito nel 1679 dal lucchese Giovanni Battista Giusti, a detta dello stesso Tagliavini, ancora oggi uno degli strumenti principe della raccolta.

Questa in sintesi la genesi di una raccolta che continua tuttora ad arricchirsi di nuovi pezzi e che grazie alla donazione in favore della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna può essere esposta in permanenza nel rinnovato complesso di S. Colombano.

 

Teatro Comunale

Via Zamboni 30

Tempio della musica classica a Bologna è il Teatro Comunale, sorto sull'area denominata "del guasto", dove un tempo era la Domus Aurea dei Bentivoglio, rasa al suolo nel 1506 dalla furia popolare. Progettato da Antonio Bibiena, uno dei più noti scenografi e architetti del settecento, il Teatro venne inaugurato nel 1763 con l'opera, Il trionfo di Clelia che Gluck scrisse per l'occasione.

Fu uno dei primi grandi teatri in muratura italiani, caratterizzato dalla cosiddetta "courbe Phonique" tipica del teatro barocco dove i palchetti in ordini sovrapposti divennero un modello esportato dai Bibiena nelle principali corti d' Europa. Fu il primo esempio di teatro d'opera edificato con fondi pubblici e affittato dalla municipalità. Il teatro rimase a lungo incompleto: le attrezzature ospitate dietro le quinte furono terminate nel 1805, mentre la facciata fu completata da Umberto Rizzi solo nel 1933.

 

Via Cesare Battisti 7/B

Via Cesare Battisti 7/B

Bologna città della musica e città del jazz. Scrive Nardo Giardina, fondatore nel 1952 della "Doctor Dixie Jazz Band", "... Bologna è da sempre città cosmopolita e provinciale, contando alla pari tradizioni dotte e contadine. Città della tradizione, è stata in verità da sempre pronta ad accogliere e tollerare tutto quanto avesse sapore di vera innovazione". La moda del jazz giunge in città verso la fine degli anni Trenta. Nel 1952 nasce la "Superior Magistratus Ragtime Band", fondata come "banda" dell'Università, che nel 1972 diventa la "Doctor Dixie Jazz Band".

Dalla fondazione ad oggi la Doctor Dixie ha tenuto oltre 700 concerti in Italia e in Europa. Ne hanno fatto parte Pupi Avati e Lucio Dalla. Può contare collaborazioni con Renzo Arbore e Paolo Conte, Johnny Dorelli e Ruggero Raimondi, Giorgio Zagnoni e Gerry Mulligan. A tutt'oggi è la band amatoriale più longeva al mondo. La cantina, in via Cesare Battisti, nella quale suona continuativamente dal 1972, è diventata il leggendario tempio della musica che ancora oggi ospita giovani e amanti del jazz.

 

Via Paolo Fabbri, 43

Via Paolo Fabbri 43

Storico recapito della casa di Francesco Guccini nonché titolo di una canzone e di un album tra i più famosi del cantante e della discografia italiana. Nato a Modena nel 1940 ma bolognese d'adozione,  Francesco Guccini è considerato unanimemente, insieme a Fabrizio de Andrè, il padre della canzone d'autore in Italia. Quando l'album uscì, nel 1976, via Paolo Fabbri 43 divenne nei decenni a seguire meta di pellegrinaggio da parte di schiere di fan e universitari fuori sede speranzosi di vedere il loro idolo. Ma il loro idolo era più facile vederlo nel vicino bar-osteria "da Vito", luogo anch'esso circonfuso da un alone mitico. Via Paolo Fabbri 43 continua ancora oggi ad essere la residenza del "maestrone" anche se è solito sempre più di frequente ritirarsi nella sua casa di famiglia a Pavana, piccolo paese sugli Appennini tra la Toscana e l'Emilia.

 

Palazzo Fantuzzi

Via San Vitale 23

Come ci informa la targa posta sul muro di via Guido Reni, qui nacque nel 1879 Ottorino Respighi. Ha studiato a Bologna, al liceo Musicale. E' morto a Roma nel 1936 ma è sepolto a Bologna, nel cimitero della Certosa, vicino a Carducci. Ha suonato a San Pietroburgo e a Berlino. Ispirandosi alla musica europea di fine Ottocento a cui aggiunse il  recupero del canto gregoriano e l'antica musica rinascimentale, ha saputo creare uno stile italiano nuovo. Proprio per questa ricerca letta in senso nazionalistico, Respighi venne molto apprezzato dal Regime, e questo ha nuociuto successivamente al giudizio critico sulla sua arte.

 

Design Blumade.com © 2010 Museo della Città di Bologna s.r.l. - via Farini 15 - 40124 Bologna - info@genusbononiae.it
Genus Bononiae Musei nella Città è un progetto della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna